Privacy Policy Cookie Policy
top of page

Trasparenza Salariale: nuove regole su assunzioni e stipendi























Il mondo del lavoro in Italia sta per affrontare una trasformazione radicale. Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo che recepisce la Direttiva UE 2023/970. Non si tratta di una semplice formalità burocratica, ma di un intervento strutturale volto ad abbattere il divario retributivo di genere (gender pay gap) e a rivoluzionare il modo in cui le aziende comunicano il valore del lavoro.


Ecco tutto quello che c’è da sapere sulle nuove norme che cambieranno i processi di selezione e la gestione dei dipendenti.


1. Stop alla domanda: "Quanto guadagna attualmente?"

Una delle novità più significative riguarda la fase di recruiting. Fino ad oggi, molte offerte economiche venivano formulate sulla base della retribuzione percepita dal candidato nel suo impiego precedente. Questa pratica, tuttavia, tende a perpetuare disparità storiche.


Con le nuove regole:

  • Divieto di indagine: I datori di lavoro non potranno più chiedere ai candidati informazioni sulla loro storia salariale.

  • Trasparenza immediata: Le imprese hanno l’obbligo di indicare la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista direttamente nell’annuncio di lavoro o, in alternativa, prima del colloquio.

  • Negoziazione oggettiva: L'obiettivo è garantire che la trattativa si basi esclusivamente sulle competenze del candidato e sui parametri oggettivi del ruolo.


2. Il diritto dei dipendenti di "sapere"

La trasparenza non si ferma all'assunzione, ma prosegue per tutta la durata del rapporto di lavoro. Ogni lavoratore avrà il diritto di richiedere informazioni scritte riguardanti:


  • Il proprio livello retributivo individuale.

  • I livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie di colleghi che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.


Nota sulla Privacy: Nonostante questo nuovo diritto all'informazione, la privacy individuale resta protetta. Il decreto specifica che non sarà possibile accedere alla singola busta paga di un collega, ma solo a medie ponderate per genere.

3. La soglia critica del 5% e i criteri oggettivi

Il decreto impone alle aziende una revisione profonda dei propri sistemi di classificazione del personale, che dovranno essere neutri rispetto al genere.


Un punto fondamentale riguarda lo scostamento salariale: se dalle analisi emerge un divario retributivo superiore al 5% non giustificato da criteri oggettivi, l’azienda non potrà più ignorarlo. In questo caso, il datore di lavoro sarà tenuto a intervenire per correggere la disparità in collaborazione con le rappresentanze sindacali.


Inoltre, i criteri utilizzati per determinare aumenti di stipendio e progressioni di carriera dovranno essere:

  • Resi accessibili a tutti i dipendenti.

  • Basati su parametri oggettivi e non discriminatori.


Conclusione: una sfida per le imprese

Per le aziende, l’adeguamento richiederà uno sforzo non indifferente nella revisione delle policy HR e nella definizione precisa delle mansioni e dei relativi inquadramenti economici. La trasparenza non è più un’opzione, ma un pilastro della moderna cultura aziendale


Commenti


bottom of page